Marrone scarpe fantasia fiori grigi e riflessioni di tacchi di 11,5 cm -transtekeng.com

Marrone scarpe fantasia fiori grigi e riflessioni di tacchi di 11,5 cm

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Marrone scarpe fantasia fiori grigi e riflessioni di tacchi di 11,5 cm

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  • Materiale esterno: Tela
  • Fodera: Sintetico
  • Materiale suola: Pelle
  • Chiusura: Senza chiusura
  • Altezza tacco: 11.5 cm
  • Tipo di tacco: A rocchetto
  • Composizione materiale: Tessuto
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Nell’esposto Taverna ricorda che all’epoca i fatti furono diffusamente raccontati dalla stampa, in particolar modo da l “Giornale “, che ne svelò, nel lontano 2010, i molto discutibili contorni e  chiede alla corte dei Conti  di indagare sul perché i responsabili del programma “l ‘Arena”  invece di inviare, a distanza di anni, cronisti e Troupe televisive a Dubai per correre dietro ad un “ bulletto di perileria “, nei confronti del quale la magistratura ha spiccato un mandato di cattura, non hanno raccolto i fatti già minuziosamente raccontati attraverso una rassegna stampa facilmente rintracciabile a costo zero.

«Il problema è che la RAI spende e spande con i nostri soldi –  sottolinea Claudio Taverna  – lo stesso argomento infatti è stato trattato da Vespa a “porta a porta” il giorno seguente (24 aprile), senza troupee e giornalisti in giro per il mondo a spese dei contribuenti»

È ormai condivisa, a diversi livelli di competenza politica ed economica, l'idea che la crisi europea non sia in realtà dovuta a debiti pubblici eccessivi, come si è creduto o tentato di far credere mentre nel 2010-2011 i mercati finanziari scommettevano al ribasso sui titoli di Stato dei paesi della periferia europea. È stata sbagliata la diagnosi fin dall'inizio, quando si è cominciato a parlare di una " crisi dei debiti sovrani ". Si è pensato che il male da combattere fosse il cancro del debito pubblico e lo si è aggredito con le politiche di austerity. I risultati sono visibili in una depressione più lunga e dagli effetti più devastanti di quella degli anni '30, mentre i debiti in capo ai governi continuano a crescere. Sarebbe sbagliato credere che la calma dei mercati degli ultimi mesi, riflesso  dell'aggressiva politica monetaria di Mario Draghi , sia il segnale di una crisi ormai finita. In realtà il paziente, l'Unione monetaria, non è ancora fuori pericolo a causa degli effetti collaterali di una cura somministrata senza che si fosse compresa la natura della malattia.

La radice del problema economico in Europa è infatti costituita  non dai debiti pubblici ma dai debiti esteri . Il debito di uno Stato costituisce un problema internazionale soltanto nella misura in cui è detenuto all'estero. Il debito pubblico italiano non era cresciuto granché prima dello scoppio della crisi, meno di quello tedesco; ma era cresciuta enormemente la quota dei titoli di stato italiani detenuti da investitori stranieri. È questo che ha lasciato il governo italiano, come quello degli altri paesi periferici, in balia dei mercati finanziari internazionali. In quest'ottica, la faglia che rischia di spaccare l'Unione monetaria è quella che continua a separare e contrapporre paesi creditori e paesi debitori. Questa faglia si è creata a causa, e non a dispetto, del processo di unificazione. Grazie alla moneta unica e all'integrazione dei mercati finanziari europei, a partire dalla fine degli anni '90 cospicui flussi di capitali si sono mossi dal nord al sud, dal centro alla periferia, liberamente, senza rischio di cambio e con grande liquidità. E, grazie a quei flussi di capitali, i paesi della periferia hanno potuto indebitarsi in maniera altrettanto irresponsabile. Fino allo scoppio della crisi.